sabato 19 Settembre 2026
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Energia

Riscaldamento Artico: Le Rilevazioni della Stazione Dirigibile Italia a Ny-Ålesund

La stazione Dirigibile Italia a Ny-Ålesund documenta un aumento delle temperature e trasformazioni ecologiche significative negli ecosistemi artici.
Di Energia, Sostenibilità
Monitoraggio delle temperature artiche a Ny-Ålesund

In Breve

Quali sono le principali osservazioni della stazione Dirigibile Italia?
La stazione ha registrato un aumento delle temperature e trasformazioni negli ecosistemi artici.
Che cosa ha rivelato il progetto LIQUIDICE nel 2026?
Ha evidenziato anomalie termiche fino a 12 °C oltre la media stagionale.
Qual è l'importanza delle serie storiche nella ricerca climatica?
Sono essenziali per separare la variabilità naturale dai cambiamenti di origine antropica.

La stazione ‘Dirigibile Italia’, situata a Ny-Ålesund, è un punto cruciale per la ricerca climatica nell’Artico. Attiva dal maggio 1997 e gestita dall’Istituto di Scienze Polari (CNR-ISP) dal 2020, ha registrato negli ultimi trent’anni un significativo aumento delle temperature, un fenomeno noto come atlantificazione dei fiordi e trasformazioni profonde negli ecosistemi polari.

Le infrastrutture di campo, tra cui la torre di monitoraggio Amundsen-Nobile Climate Change Tower di 34 metri e il laboratorio Gruvebadet, sono progettate per monitorare variabili atmosferiche, la composizione dell’aria e gli scambi energetici tra la superficie terrestre e l’atmosfera. Inoltre, sistemi di ancoraggio al fondale marino misurano costantemente parametri fisici, chimici e biologici della colonna d’acqua.

Le serie storiche raccolte tra il 1993 e il 2011 mostrano un incremento della temperatura media compreso tra 1.1 °C e 1.35 °C per decennio. Nelle acque del Kongsfjorden, si è registrato un aumento di circa 1 °C ogni dieci anni, segnalando una crescente influenza delle masse d’acqua atlantiche.

Nel mese di aprile 2026, il progetto europeo LIQUIDICE ha evidenziato anomalie termiche fino a 12 °C oltre la media stagionale, evidenziando una fusione precoce del manto nevoso e la formazione di canali d’acqua sui ghiacciai. Questi cambiamenti hanno portato a una saturazione degli strati nevosi basali, compromettendo l’accesso al cibo per la fauna locale.

Inoltre, la deposizione di aerosol e polveri ha ridotto l’albedo della neve, accelerando lo scioglimento del ghiaccio marino e favorendo la sostituzione del ghiaccio pluriennale con strati più sottili e vulnerabili. Le rilevazioni documentano anche il degrado del permafrost, con un rischio significativo di rilascio di gas serra dal terreno, mentre l’espansione della vegetazione, nota come Arctic Greening, si fa sempre più evidente.

I ricercatori sottolineano l’importanza delle serie storiche di lungo periodo per distinguere la variabilità naturale dai cambiamenti antropogenici. Questi dati non solo evidenziano quanto l’Artico stia cambiando, ma anche la direzione di tali cambiamenti.

I risultati e le prospettive della ricerca polare italiana saranno discussi a Roma dal 5 al 7 ottobre durante la Conferenza nazionale polare, organizzata dal CNR in collaborazione con ENEA, INGV e OGS.

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