sabato 19 Settembre 2026
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Economia

La crisi dell’industria siderurgica canadese: le conseguenze dei dazi USA

L'industria siderurgica canadese affronta gravi difficoltà a causa dei dazi imposti dagli Stati Uniti, con una produzione in calo e misure di contromisura da parte di Ottawa.
Di Economia, Politica
Produzione di acciaio in Canada

In Breve

Quali sono le cause della crisi dell'industria siderurgica canadese?
La crisi è dovuta ai dazi imposti dagli Stati Uniti e alle contromisure adottate dal Canada.
Come sta reagendo il Canada ai dazi americani?
Il Canada ha introdotto contromisure su oltre 300 prodotti, raddoppiando le tariffe fino al 50%.
Qual è l'impatto sui produttori canadesi di acciaio?
I produttori stanno affrontando una significativa diminuzione della produzione e delle esportazioni.

L’industria siderurgica canadese sta attraversando una crisi senza precedenti, innescata dai dazi imposti dagli Stati Uniti. La questione dell’acciaio è stata al centro dei negoziati per il rinnovo dell’UMSCA, culminando in un conflitto aperto tra i due paesi e nell’introduzione di misure tariffarie e contro-dazi.

Il 8 settembre, il Canada ha attivato contromisure su oltre 300 prodotti derivati dall’acciaio e dall’alluminio, raddoppiando le tariffe fino al 50%. A un anno dall’introduzione della Section 232, che ha portato a dazi del 50% sulle importazioni di acciaio negli Stati Uniti, l’industria canadese mostra segni di forte sofferenza.

Nel maggio 2026, la produzione d’acciaio in Canada è diminuita del 15% rispetto all’anno precedente, con un calo progressivo annuo del 14%. Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono crollate, registrando una diminuzione del 31% nel 2025 e un ulteriore calo del 55% nei primi tre mesi del 2026, contribuendo in modo determinante alla contrazione produttiva.

Tra i principali attori del settore, Algoma, con una produzione di 2,2 milioni di tonnellate, è uno dei maggiori contribuenti alla diminuzione degli indici nazionali. Esponendosi per circa la metà dei suoi prodotti al mercato statunitense, Algoma ha anticipato la chiusura degli altiforni a gennaio e sta investendo circa 1 miliardo di dollari canadesi in impianti a forno elettrico. Le previsioni per Algoma indicano un Ebitda negativo nel 2026, dopo un Ebitda adjusted negativo di circa 450 milioni al 31 marzo. Inoltre, il titolo ha perso circa il 30% del suo valore da maggio dell’anno scorso, con aspettative di ritorno al breakeven nel 2027 grazie all’avvio dei nuovi impianti.

Altri produttori, come Ivaco e la divisione canadese di Gerdau Nord America, stanno affrontando difficoltà simili. Tuttavia, alcuni gruppi riescono a resistere grazie alla natura dei mercati di destinazione finale e alle politiche di Buy Canadian introdotte dal governo a metà dicembre. L’acciaieria di ArcelorMittal a Montreal, specializzata in prodotti lunghi per edilizia e infrastrutture del Canada orientale, è rimasta sostanzialmente indenne, ma ha chiuso un laminatoio a giugno per concentrare la produzione in un unico hub. Il direttore finanziario Genuino Christino ha dichiarato che i dazi USA costano al gruppo 150 milioni di dollari a trimestre.

Dofasco ha registrato un progresso del 3% su base annua grazie a contratti di fornitura a lungo termine per i distretti automobilistici dell’Ontario. Lo stabilimento Lake Erie di Stelco, rilevato da Cleveland Cliffs, ha orientato la sua produzione verso il mercato interno per colmare il vuoto d’offerta lasciato dalla riduzione delle importazioni statunitensi, ma ha rinunciato agli alti margini precedenti, contribuendo alla maggiore volatilità e alla pressione sulla marginalità del gruppo americano.

Le nuove stratificazioni e vincoli, già in parte attuati e in parte attesi a partire dal 2027, potrebbero aggravare ulteriormente la situazione del settore siderurgico canadese. L’industria si trova quindi di fronte a sfide significative, con la necessità di adattarsi a un contesto economico in rapida evoluzione.

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