sabato 19 Settembre 2026
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Economia

Riso italiano in crisi: emergenze climatiche e importazioni a dazio zero minacciano il settore

Il settore del riso italiano affronta sfide significative a causa della siccità e delle importazioni a dazio agevolato, come evidenziato al salone Risò di Vercelli.
Di Economia, Sostenibilità
Riso italiano in crisi per siccità e importazioni

In Breve

Quali sono le principali cause della crisi del riso italiano?
Le principali cause sono le emergenze climatiche e le importazioni a dazio zero da paesi asiatici.
Cosa è stato discusso al salone Risò di Vercelli?
Si è discusso delle difficoltà del settore e sono stati presentati strumenti per la gestione dei rischi.
Qual è l'attuale produzione di risone in Italia?
La produzione media italiana di risone si attesta intorno a 1,4 milioni di tonnellate.

Il comparto del riso italiano sta affrontando una crisi senza precedenti, causata da una combinazione di emergenze climatiche e dall’aumento delle importazioni a dazio agevolato provenienti dal Sudest asiatico. Questi temi sono stati al centro del salone internazionale del riso, Risò, che si è tenuto a Vercelli, con la partecipazione della presidente del Consiglio.

La coltivazione del riso, che richiede acqua in abbondanza, ha risentito pesantemente dell’estate 2026, caratterizzata da temperature elevate e siccità. Lo scioglimento precoce delle nevicate e le alte temperature registrate nei mesi di maggio e giugno hanno ridotto le riserve idriche, costringendo molti agricoltori a anticipare il raccolto, già avviato in diverse zone del paese, invece di attendere la consueta data del 20 settembre.

Durante il salone, Ismea ha organizzato un incontro per discutere gli strumenti di prevenzione e gestione dei rischi nella filiera del riso, presentando anche la nuova “polizza semplificata riso”. Questo strumento mira a supportare i produttori in un momento di grande difficoltà.

Dal punto di vista commerciale, le importazioni da paesi asiatici, in particolare Cambogia e Myanmar, stanno deprimendo le quotazioni del riso italiano. Natalia Bobba, presidente dell’Ente Risi, ha dichiarato: “La spina nel fianco per il settore sono le importazioni da paesi asiatici a dazio zero in regime EBA, in particolare da Cambogia e Myanmar, che finiscono per condizionare il nostro mercato”. Bobba ha sottolineato che, sebbene esista una clausola di salvaguardia europea, questa richiede un incremento degli acquisti esteri del 45% per attivarsi, mentre il settore aveva richiesto una soglia del 20%.

Inoltre, Bobba ha evidenziato che il mercato non è stato favorevole e che in alcuni segmenti gli agricoltori si sono trovati a vendere sottocosto. Ha segnalato anche le difficoltà legate alla carenza idrica e il calo delle superfici investite a riso, che ha visto una riduzione di circa 1.200 ettari.

A gravare sulla campagna di raccolta ci sono anche le incertezze sui costi di produzione, con un aumento dei prezzi per gasolio e metano, utilizzati per il trasporto e l’essiccazione del riso. Attualmente, la produzione media italiana di risone si attesta intorno a 1,4 milioni di tonnellate, con circa 3.500 produttori e 95 industrie di trasformazione.

Nonostante le difficoltà, i contratti di filiera coprono attualmente solo il 2,5% della produzione. Secondo l’ente, questi contratti potrebbero rappresentare uno strumento utile per garantire migliori remunerazioni e maggiore sicurezza nelle forniture. Infine, è importante notare che, mentre due anni fa il riso veniva venduto a 60 euro al quintale, oggi il valore è sceso a circa la metà, evidenziando la crisi che sta attraversando il settore.

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